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SIGN2Inclusion Closes with a Landmark Final Meeting and Conference in France 

SIGN2Inclusion si conclude con un importante incontro finale e una conferenza in Francia

Dopo 28 mesi di ricerca collaborativa, sviluppo creativo e coinvolgimento delle comunità in Francia, Italia e Cipro, il progetto SIGN2Inclusion ha celebrato con orgoglio la sua conclusione con un Meeting Transnazionale Finale dei Partner e una Conferenza Finale ospitati presso gli uffici del CNRS a Parigi, in Francia. L’evento ha riunito oltre 50 partecipanti, tra cui partner di progetto, educatori, ricercatori, membri della comunità Sorda, studenti, genitori, linguisti e rappresentanti istituzionali, per ripercorrere il percorso svolto, condividere i risultati e delineare le prospettive future. 

Una degna conclusione di un percorso trasformativo 

La Conferenza Finale è stata, sotto ogni punto di vista, un grande successo. I partner del CNRS, della Fondazione Istituto dei Sordi di Torino, dell’Università degli Studi di Torino, di RITE, di Citizens in Power e di ANPES si sono riuniti insieme a insegnanti di studenti Sordi, ricercatori Sordi, educatori della scuola secondaria e rappresentanti della comunità per celebrare quanto era stato realizzato insieme. 

Per garantire piena accessibilità e una partecipazione significativa a tutte le persone presenti in sala e online, l’evento è stato supportato da due équipe di interpreti professionisti: una per l’interpretariato Segni Internazionali (IS) / inglese rivolto al pubblico transnazionale, e una per l’interpretariato Lingua dei Segni Francese (LSF) / Segni Internazionali (IS) rivolto ai partecipanti locali e alla più ampia comunità Sorda francese. Le conversazioni si sono svolte in modo naturale tra lingue, modalità e culture diverse: esattamente il tipo di spazio inclusivo che il progetto intendeva promuovere. 

La Sordità come identità, non come deficit 

Un principio guida di SIGN2Inclusion, emerso con particolare forza durante la Conferenza Finale, è stato l’impegno a riconoscere la Sordità come una ricca identità culturale e linguistica, anziché inquadrarla attraverso una prospettiva di deficit. Le lingue dei segni sono lingue naturali a pieno titolo. Le comunità Sorde custodiscono un proprio patrimonio, valori e modi di conoscere. Nel corso del progetto, ricercatori, project manager, insegnanti e studenti Sordi non sono stati semplici partecipanti, ma co-creatori, contribuendo a plasmare ogni fase del lavoro: dall’analisi dei bisogni alla creazione del lessico, fino alla progettazione del Museo Virtuale. 

Questo approccio, fondato sul riconoscimento positivo dell’identità, ha orientato la selezione della terminologia, la registrazione dei video in lingua dei segni, la costruzione dei materiali pedagogici e il coinvolgimento di scuole e famiglie. Riteniamo che sia una delle eredità più importanti lasciate dal progetto. 

Risultati del progetto: liberamente accessibili e pensati per durare 

Tutti i risultati del progetto sono ora liberamente accessibili sul nostro sito https://sign2inclusion.com/ e, durante la Conferenza Finale, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di esplorarli, testarli e conoscerli direttamente. I principali deliverable includono: 

  • Il manuale pedagogico SIGNup per insegnanti di studenti Sordi, che offre metodi pratici per introdurre nuova terminologia segnata nelle classi STEM della scuola secondaria. 
  • Il Needs Assessment Report “Accepting the Signs”, uno studio scientifico sull’accesso delle comunità Sorde e ipoacusiche alla terminologia relativa all’ambiente e alle tecnologie emergenti nei Paesi partner. 
  • Il Lessico Multimodale SIGN2Inclusion, che presenta oltre 80 nuovi termini relativi ad ambiente, cambiamento climatico e tecnologie emergenti, ciascuno accompagnato da video in lingua dei segni, immagini e testi accessibili nei contesti francese, italiano, cipriota e internazionale. 
  • Il Museo Virtuale SIGN2Inclusion, un ambiente di apprendimento 3D immersivo e accessibile in cui gli studenti Sordi e ipoacusici possono esplorare la nuova terminologia attraverso mostre interattive e laboratori basati sui fenomeni. 
  • Una pubblicazione scientifica peer-reviewed che confronta le strategie di creazione di neologismi in tre lingue dei segni europee. 
  • Una Guida all’implementazione per scuole ed educatori che desiderano adottare i materiali nelle proprie classi. 

Durante la conferenza, i partecipanti hanno interagito con entusiasmo con ciascuno di questi risultati: hanno provato il Museo Virtuale, consultato il Lessico sui propri telefoni e laptop, e discusso come le risorse possano essere adottate nelle loro scuole, istituzioni e comunità. L’energia presente in sala ha reso evidente che SIGN2Inclusion non si conclude con questa conferenza: entra in una nuova fase di vita nelle mani di insegnanti, studenti e comunità Sorde in tutta Europa. 

Uno sguardo al futuro 

Il partenariato rivolge un sentito ringraziamento a ogni educatore, interprete, ricercatore, studente e familiare che ha contribuito al progetto. I materiali resteranno liberamente disponibili su sign2inclusion.com e le organizzazioni partner si impegnano a proseguire il lavoro per rendere l’educazione STEM realmente accessibile e rispettosa dell’identità degli studenti Sordi e ipoacusici in tutta Europa. 

La conversazione continua e tutte le persone sono invitate a farne parte.

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Promuovere accessibilità e inclusione: il ruolo della tecnologia di realtà virtuale per la popolazione sorda 

Promuovere accessibilità e inclusione: il ruolo della tecnologia di realtà virtuale per la popolazione sorda

I recenti sviluppi tecnologici hanno messo in evidenza il potenziale della realtà virtuale (VR) nel rispondere alle persistenti barriere affrontate dalle persone sorde e ipoacusiche in contesti educativi, culturali e sociali. I metodi di insegnamento convenzionali e gli ambienti di apprendimento non formale spesso non si allineano alle principali modalità comunicative visive di questi utenti, contribuendo a lacune nella comprensione, nel coinvolgimento e nell’accesso equo alle informazioni. La tecnologia VR offre un paradigma alternativo che privilegia canali comunicativi visivi e multimodali, promuovendo così accessibilità e partecipazione. 

Miglioramento dei risultati educativi attraverso la VR immersiva 

Una delle applicazioni più documentate della VR riguarda l’insegnamento delle lingue dei segni. I metodi tradizionali basati su testi o video spesso non riescono a rappresentare la natura spaziale e tridimensionale delle lingue dei segni, limitando l’acquisizione linguistica. Evidenze sistematiche indicano che ambienti VR immersivi che integrano avatar interattivi in lingua dei segni e feedback in tempo reale possono migliorare significativamente il coinvolgimento e le prestazioni degli studenti. Ad esempio, revisioni approfondite sull’uso della VR nell’educazione alle lingue dei segni mostrano come il riconoscimento gestuale potenziato dall’IA e gli scenari virtuali interattivi favoriscano la pratica comunicativa e migliorino la ritenzione rispetto agli strumenti pedagogici statici. Questo corpus di ricerca comprende oltre cinquanta studi peer-reviewed e conferma che i sistemi VR immersivi producono miglioramenti misurabili nei risultati di apprendimento degli utenti sordi e ipoacusici (Guzman et al., 2025). 

Valutazioni quantitative dimostrano inoltre che la VR può incrementare le prestazioni accademiche nelle discipline spaziali e visive. I miglioramenti riportati nei punteggi dei test variano approssimativamente dal 15 al 30% quando gli studenti interagiscono con avatar immersivi in lingua dei segni che traducono i contenuti delle lezioni in tempo reale. Tali progressi riflettono non solo una migliore comprensione, ma anche un coinvolgimento cognitivo più sostenuto, favorito da un ambiente che risponde alle preferenze di apprendimento visivo. 

Accessibilità nei contesti non formali 

Oltre all’istruzione formale, la VR migliora l’accesso anche in spazi culturali e di apprendimento informale, come musei ed esposizioni pubbliche. Le applicazioni VR immersive possono integrare funzionalità quali segnaletica visiva a 360° e strumenti di interazione multimodale che consentono alle persone sorde e ipoacusiche di fruire dei contenuti in modo autonomo. Queste soluzioni progettuali aumentano comprensione e coinvolgimento in contesti altrimenti centrati sull’audio. 

Una recente scoping review che ha mappato l’uso di VR e realtà aumentata (AR) tra le persone sorde e ipoacusiche nell’educazione non formale ha evidenziato come la sottotitolazione immersiva e l’interazione multimodale siano tra le principali funzionalità di accessibilità. Gli esiti riportati includono un aumento della partecipazione, della soddisfazione e dell’autonomia nelle esperienze di apprendimento extrascolastiche (Gonzalez-Afonso et al., 2026). 

Miglioramenti user-centred nella progettazione dei sistemi VR 

Le valutazioni di usabilità condotte con partecipanti sordi e ipoacusici confermano l’importanza di adattare le esperienze VR alle specifiche esigenze sensoriali. Sperimentazioni che prevedono modifiche sonore e l’introduzione di segnali alternativi aptici o visivi sono state accolte positivamente, confermando che una progettazione sensoriale adattiva aumenta sia l’accessibilità sia la soddisfazione degli utenti. Ad esempio, uno studio con dieci partecipanti sordi e ipoacusici ha mostrato che, quando i segnali ambientali dipendenti dall’audio vengono sostituiti o integrati con segnali visivi o aptici, l’usabilità complessiva dell’ambiente VR migliora sensibilmente. Questi risultati suggeriscono che configurazioni sensoriali inclusive sono essenziali per garantire esperienze VR eque. 

Implicazioni più ampie e prospettive future 

L’integrazione della tecnologia VR in applicazioni rivolte alle persone sorde e ipoacusiche si inserisce in tendenze più ampie nel campo delle tecnologie assistive, che privilegiano l’accesso multisensoriale e l’autonomia dell’utente. Le tecnologie immersive sono sempre più considerate uno strumento per mitigare le barriere comunicative che storicamente hanno limitato la partecipazione educativa, culturale e sociale di queste comunità. 

Integrare la VR con iniziative come Sign2Inclusion significa promuovere un’infrastruttura educativa inclusiva che valorizza i diritti linguistici e il coinvolgimento nelle discipline STEM delle persone sorde e ipoacusiche. Questi sforzi convergono nel rafforzare la partecipazione democratica, ampliare l’equità educativa e creare percorsi strutturalmente accessibili per l’acquisizione di conoscenze complesse senza dipendere dall’accesso uditivo. In questo senso, la VR non è semplicemente uno strumento assistivo, ma una modalità scalabile capace di arricchire le pratiche di accessibilità e ampliare la portata pedagogica dei modelli comunicativi basati sulle lingue dei segni. 

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Deaf Art, incontri invernali e perché momenti come questo contano per SIGN2Inclusion

Deaf Art, incontri invernali e perché momenti come questo contano per SIGN2Inclusion

Varcando la soglia del Winter Party presso l’Istituto dei Sordi di Torino si percepisce subito: non è un programma collaterale, non è un evento di facciata. La Deaf Art, l’Arte Sorda, è al centro della scena. 

Il Winter Party è una tradizione molto amata dell’Istituto dei Sordi di Torino. Ogni anno, il mercoledì prima di Natale, le studentesse e gli studenti Sordi della scuola mettono in scena le loro classiche performance natalizie, salutano i genitori e prendono parte a incontri che creano un senso di comunità: un momento per collaborare, festeggiare e scambiarsi gli auguri. 

Negli ultimi quattro anni, il Dipartimento Academy dell’Istituto ha trasformato il Winter Party in un grande evento per la comunità Sorda più ampia. Ora è più di una semplice celebrazione scolastica: include workshop pratici, seminari, conferenze, stand, attività collaborative e perfino una cena condivisa. Questi momenti sono diventati occasioni cruciali perché le persone Sorde adulte di tutta Italia possano incontrarsi, scambiarsi informazioni e rafforzare i legami di comunità. 

Al Winter Party 2025 l’arte era ovunque. Le mostre invitavano a soffermarsi, i laboratori offrivano esperienze pratiche e le conversazioni animate si sviluppavano attorno agli stand. L’evento non era solo guardare, ma partecipare: coinvolgere, fare domande, ridere, commentare e creare significato insieme. 

Incontri come questo sono più che celebrazioni; sono piccoli laboratori nel mondo reale per accessibilità, partecipazione e innovazione guidata dalla comunità. Per SIGN2Inclusion, sono anche uno dei contesti ideali per fare qualcosa che conta davvero: condividere i progressi direttamente con le persone Sorde, ascoltare con attenzione, affinare le idee e mantenere il progetto ben ancorato alla comunità che intende sostenere. 

Eventi come il Winter Party mostrano come arte e cultura possano unire le persone, dare forza alla comunità Sorda e diffondere consapevolezza ben oltre le mura della scuola, connettendo genitori, studentesse e studenti e il pubblico più ampio in una comprensione e una celebrazione condivise. 

Dunque, cosa intendiamo per Deaf Art? 

“Deaf Art”, o Arte Sorda, viene spesso usato come termine ombrello e, nella pratica, comprende un panorama ampio: arte creata da artiste e artisti Sordi, arte plasmata dalle lingue dei segni e dalla cultura Sorda, e arte che parla dall’esperienza Sorda. 

All’interno di questo panorama, un termine influente è De’VIA (Deaf View/Image Art), coniato nel 1989 per definire un genere di opere che rappresentano intenzionalmente esperienze e cultura Sorde. È importante perché dà un nome a qualcosa che molte persone riconoscono d’istinto: esistono opere che non sono semplicemente realizzate da artisti sordi, ma sono radicate in modi Sordi di guardare il mondo. 

De’VIA non è uno “stile.” È piuttosto una posizione che un’artista o un artista può scegliere. A volte tende verso l’affermazione: orgoglio, lingua, comunità, bellezza, umorismo, appartenenza. Altre volte si spinge verso la resistenza: audismo, oppressione, medicalizzazione, deprivazione linguistica. In entrambi i casi, l’obiettivo non è ridurre l’identità Sorda a una perdita uditiva. È rendere visibili le dimensioni culturali, linguistiche e politiche dell’essere Sordi. La filosofia di De’VIA sottolinea che l’arte Sorda è al tempo stesso espressiva e intenzionale, e costruisce narrazioni culturalmente radicate, politicamente consapevoli e linguisticamente centrate. 

Nel 2009, il movimento francese del Surdism ha ampliato ulteriormente questa visione, sottolineando che esperienze e identità Sorde non sono marginali, bensì centrali nell’espressione artistica e sociale. Il Surdism sfida le norme culturali dominanti e rivendica l’autonomia culturale Sorda nelle arti e nella performance. Sulla scia di queste idee, l’Artivism, come quello promosso da iniziative quali Surdists United, fonde arte e attivismo, usando pratiche creative per evidenziare le questioni sociali che riguardano le comunità Sorde e per rafforzarne visibilità culturale e politica. 

Riguarda le foto del Winter Party e puoi sentire quel punto di vista. Le opere sono vibranti e dichiaratamente visive. L’atmosfera non viene “tradotta” per le persone Sorde a posteriori. I modi Sordi di vedere, comunicare e stare insieme sono semplicemente dati per scontati. L’influenza di De’VIA, Surdism e Artivism è evidente: orgoglio, resistenza, creatività e identità culturale si intrecciano, dando forma a un’arte vissuta, condivisa e sentita dalla comunità. 

Deaf Gain: cambiare la narrazione da “perdita” al valore 

La Deaf Art rinnova lo sguardo del pubblico, sorprendendo anche chi conosce già il mondo dell’accessibilità. I Deaf Studies contestano da tempo le narrazioni basate sul deficit e un concetto chiave, qui, è Deaf Gain, che riformula la Sordità non come una perdita, ma come una fonte di contributo cognitivo, creativo e culturale. 

Quando un evento di comunità mette in primo piano la creatività Sorda, questa rilettura diventa tangibile. La cultura Sorda smette di essere trattata come un “bisogno speciale” da accomodare e inizia a essere riconosciuta come una pratica di costruzione di mondi con una propria estetica, una propria politica, battute, innovazioni ed energia sociale. 

Un Winter Party come questo cambia silenziosamente l’impostazione di default. Mostra cosa accade quando le persone Sorde sono già al centro, già in dialogo, già producono cultura alle proprie condizioni. 

Le lingue dei segni come mezzo artistico, non solo come strumento 

Una delle trappole più comuni per le istituzioni udenti è trattare le lingue dei segni come qualcosa di puramente funzionale: l’interpretariato in LIS come strumento di accessibilità. La Deaf Art reagisce, non con un manifesto, ma con una realtà vissuta. Le lingue dei segni non sono soltanto strumenti. Sono mezzi artistici: corporei, ritmici, spaziali e poetici. 

Un esempio classico è la poesia in lingua dei segni, dove movimento, configurazione della mano, espressione facciale e composizione nello spazio creano metro, rima visiva e prospettiva narrativa. Studiose/i e artiste/i come Clayton Valli hanno contribuito a consolidare il riconoscimento critico di questa maestria estetica. 

In questa prospettiva, un workshop di “Deaf Art” al Winter Party non è semplicemente “fare arte.” È anche uno spazio linguistico. Il significato si costruisce visivamente e collettivamente, in modi capaci di viaggiare tra diverse lingue dei segni e differenti background culturali. Le persone non si limitano a ricevere contenuti. Li co-creano, vi rispondono, li riplasmano. 

La Deaf Art attraversa molteplici ambiti artistici: arti performative, arti audiovisive, arti visive (pittura, scultura, disegno, fotografia, arte digitale, illustrazione, ecc.), architettura, arti letterarie (barzellette/umorismo, romanzi, racconti, fumetti, vignette, Visual Vernacular, poesia, filastrocche, canzoni, ritmo visivo, danza, teatro, performance, storie ABC e numeriche), arti musicali, arti applicate e design. Tutte queste forme coinvolgono la comunità Sorda, mettendo in luce talento Sordo, lingua dei segni, identità Sorda, esperienza Sorda vissuta, cultura Sorda, memoria e storia, audismo e Deafhood. 

Quest’anno, infatti, i workshop sono organizzati per riflettere queste diverse espressioni. Tra gli esempi: la traduzione del testo teatrale di Lorenzo Laudo in collaborazione con la compagnia teatrale Sorda di Roma, “Laboratorio Zero”, e “diSegniamo – the Deaf Sunrise” con Carlo Di Biase, una guida Sorda esperta. Altre attività includono “Colors of the Deaf Community”, dove i/le partecipanti dipingono opere dedicate a De’VIA, e laboratori di Visual Rhythm condotti da due giovani esperte Sorde, Gabriella Grioli e Ambra De Caro. Infine, c’è SLAM, una pratica di improvvisazione visiva tradotta nella lingua dei segni come forma d’arte, che include poesia, ritmo visivo, Visual Vernacular, mimo e storytelling. 

Infine, vale la pena ricordare che la Deaf Art non è solo qualcosa che mostriamo: è qualcosa che facciamo insieme. Quando uno spazio è progettato per la connessione visiva, quando le lingue dei segni sono al centro e quando la creatività Sorda dà il tono, la partecipazione smette di essere una casella da spuntare e diventa lo stato naturale delle cose. Per SIGN2Inclusion, momenti come questi sono un promemoria dello scopo reale del progetto: non semplicemente produrre output, ma costruire risorse plasmate con la comunità, testate in contesti reali e pronte a vivere oltre la durata del progetto, nelle classi, negli spazi culturali e nella vita sorda di ogni giorno. 

Scritto da Gabriele Uzzo e Nicola della Maggiora 

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Segni, identità, sapere: crescere insieme nella comunità Sorda

Segni, identità, sapere: crescere insieme nella comunità Sorda

Ogni 23 settembre celebriamo la Giornata Internazionale delle Lingue dei Segni, una ricorrenza istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2017 per dare il giusto riconoscimento alle Lingue dei Segni, considerate parte vitale della cultura, dell’identità e dei diritti delle persone Sorde. Questa data, inoltre, coincide con l’anniversario della fondazione della World Federation of the Deaf (WFD), simbolo della lotta globale per i diritti umani, linguistici e culturali della comunità Sorda.

La Lingua dei Segni è molto più di un semplice strumento di comunicazione: è il cuore pulsante della nostra identità e della nostra cultura. Grazie ad essa impariamo, condividiamo esperienze e conoscenze, stringiamo legami all’interno della comunità e trasmettiamo valori alle nuove generazioni. Festeggiare questo giorno significa valorizzare la nostra lingua e riconoscere il diritto di ogni persona Sorda a ricevere un’istruzione nella propria lingua.

Per i giovani Sordi, poter accedere a materiali didattici nella Lingua dei Segni è fondamentale. Ciò consente loro di comprendere concetti complessi, partecipare attivamente all’apprendimento e sviluppare competenze in campo scientifico e tecnologico. Educare nella nostra lingua significa garantire pari opportunità di studio, crescita e realizzazione personale.

Ma la Lingua dei Segni è viva e in continua trasformazione. Con il progresso delle scienze e delle tecnologie emergono nuove idee che richiedono nuovi segni. Progetti come Sign2Inclusion si muovono proprio in questa direzione, sviluppando segni legati all’ecologia, alla biodiversità, alle energie rinnovabili, alle tecnologie digitali e a molti altri ambiti.

Tuttavia, questi nuovi segni non possono entrare a far parte della lingua se non vengono divulgati e adottati dalla comunità Sorda. Ognuno di noi ha un ruolo fondamentale: usare, insegnare e condividere i nuovi segni significa rafforzare la lingua, formare le nuove generazioni e costruire un patrimonio condiviso di conoscenza e appartenenza.

La Giornata Internazionale delle Lingue dei Segni ci ricorda quanto sia essenziale il diritto all’istruzione, all’apprendimento e alla conoscenza, che si realizza attraverso la nostra lingua. Ogni giorno abbiamo l’opportunità di rendere la Lingua dei Segni più forte, più ricca e più inclusiva, offrendo a tutti la possibilità di esplorare, comprendere e partecipare attivamente al mondo che ci circonda.

Insieme possiamo diffondere sapere, orgoglio e inclusione: dare valore alla nostra lingua significa anche dare valore alla nostra identità e al futuro della comunità Sorda.

Di Nicola Della Maggiora

Ogni 23 settembre celebriamo la Giornata Internazionale delle Lingue dei Segni, una ricorrenza istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2017 per dare il giusto riconoscimento alle Lingue dei Segni, considerate parte vitale della cultura, dell’identità e dei diritti delle persone Sorde. Questa data, inoltre, coincide con l’anniversario della fondazione della World Federation of the Deaf (WFD), simbolo della lotta globale per i diritti umani, linguistici e culturali della comunità Sorda.

La Lingua dei Segni è molto più di un semplice strumento di comunicazione: è il cuore pulsante della nostra identità e della nostra cultura. Grazie ad essa impariamo, condividiamo esperienze e conoscenze, stringiamo legami all’interno della comunità e trasmettiamo valori alle nuove generazioni. Festeggiare questo giorno significa valorizzare la nostra lingua e riconoscere il diritto di ogni persona Sorda a ricevere un’istruzione nella propria lingua.

Per i giovani Sordi, poter accedere a materiali didattici nella Lingua dei Segni è fondamentale. Ciò consente loro di comprendere concetti complessi, partecipare attivamente all’apprendimento e sviluppare competenze in campo scientifico e tecnologico. Educare nella nostra lingua significa garantire pari opportunità di studio, crescita e realizzazione personale.

Ma la Lingua dei Segni è viva e in continua trasformazione. Con il progresso delle scienze e delle tecnologie emergono nuove idee che richiedono nuovi segni. Progetti come Sign2Inclusion si muovono proprio in questa direzione, sviluppando segni legati all’ecologia, alla biodiversità, alle energie rinnovabili, alle tecnologie digitali e a molti altri ambiti.

Tuttavia, questi nuovi segni non possono entrare a far parte della lingua se non vengono divulgati e adottati dalla comunità Sorda. Ognuno di noi ha un ruolo fondamentale: usare, insegnare e condividere i nuovi segni significa rafforzare la lingua, formare le nuove generazioni e costruire un patrimonio condiviso di conoscenza e appartenenza.

La Giornata Internazionale delle Lingue dei Segni ci ricorda quanto sia essenziale il diritto all’istruzione, all’apprendimento e alla conoscenza, che si realizza attraverso la nostra lingua. Ogni giorno abbiamo l’opportunità di rendere la Lingua dei Segni più forte, più ricca e più inclusiva, offrendo a tutti la possibilità di esplorare, comprendere e partecipare attivamente al mondo che ci circonda.

Insieme possiamo diffondere sapere, orgoglio e inclusione: dare valore alla nostra lingua significa anche dare valore alla nostra identità e al futuro della comunità Sorda.

Di Nicola Della Maggiora

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Empowerment delle persone sorde 

Empowerment delle persone sorde

Negli ultimi decenni, i concetti di uguaglianza ed equità sono stati spesso utilizzati in relazione a individui e gruppi appartenenti alla stessa classe sociale che risultano svantaggiati sia dal punto di vista medico sia da quello sociale. 

Occorre notare che i due concetti, pur essendo simili, sono differenti. Il primo mira a offrire un diritto, una concessione, un servizio a tutti, senza distinzioni basate sulla diversità individuale o collettiva.  

Prendiamo come esempio una frase dell’articolo 3 della Costituzione italiana, che recita: “La legge è uguale per tutti.” In questo contesto, ogni persona e ogni comunità si presenta come uguale a un’altra persona/collettivo. La riflessione è che non possiamo essere uguali nella diversità di ciascuno. Una persona ricca non è uguale a una persona povera in termini economici; la prima può contare su avvocati rinomati o su gruppi di avvocati, mentre la persona povera può affidarsi a un solo avvocato e non avrà un’ampia possibilità di scelta. 

Il concetto di equità, invece, si riferisce al rendere giustizia, ossia alla capacità di tenere conto delle particolarità e delle differenze, facendo riferimento alla possibilità di prendere una decisione indipendente dall’applicazione di una norma astratta. 

Il concetto di equità introduce molti altri concetti. In termini di tempo e spazio, qui introduco due concetti strettamente collegati al progetto stesso, relativi alla comunità sorda e sordo-cieca: Inclusione ed Empowerment. 

Inclusione 

Riferendosi al primo termine, questo articolo si concentra in particolare sull’inclusione scolastica e si riferisce a una strategia didattica finalizzata a coinvolgere tutti gli studenti di una classe, con l’obiettivo di massimizzare il potenziale di apprendimento dell’intero gruppo, compresi gli studenti “diversi”. 

Riprendendo altri post di questo progetto, sottolineiamo che, per quanto riguarda l’inclusione degli studenti sordi, è importante dare risalto alla comunicazione e, di conseguenza, alla lingua utilizzata, insegnata e discussa durante le lezioni: la lingua dei segni per gli studenti sordi e la lingua dei segni tattile per gli studenti sordo-ciechi. 

Utilizzando il metodo di comunicazione più appropriato per i diversi soggetti, li stiamo INCLUDENDO nel contesto di riferimento, ovvero quello scolastico. 

Empowerment 

Il termine empowerment può essere applicato in vari campi, dalla politica alla psicologia, dall’economia alla sociologia. Una definizione generale è la seguente: empowerment, o auto-empowerment, può essere descritto come un percorso di acquisizione di potere, inteso come controllo sulla propria vita, che consente di prendere decisioni per raggiungere i propri obiettivi, attingere alle proprie risorse ed esprimere appieno il proprio potenziale. 

Applicando i concetti di inclusione ed empowerment alla comunità Sorda, una comunità linguistica e culturale minoritaria, risulta evidente che rafforzare l’equità degli individui attraverso l’inclusione (e oltre) significa potenziare sia loro sia la comunità a cui appartengono. 

Concludo citando un paragrafo di Yasiris Gomez riguardo all’empowerment nelle scuole: 

“Quando diamo loro accesso all’istruzione in un ambiente che comprende e sostiene i loro bisogni, permettiamo ai loro talenti e alle loro abilità di brillare. Non stiamo semplicemente insegnando a persone Sorde, stiamo coltivando futuri leader, innovatori e contributori alla società.” 

(Gomez, 2023) 

Di Mirko Santoro (CNRS) 

Bibliografia: 

Gomez Yasiris (2023/09/27). Inclusive Education: Empowering the Deaf Community. Disponibile su: https://yasirisgomez.medium.com/inclusive-education-empowering-the-deaf-community-8064fe6d21ab (Consultato il 24 settembre 2025). 

Jankowski, K. A. (1997). Deaf empowerment: Emergence, struggle, and rhetoric. Gallaudet University Press. 

Mathews, E. S. (2020). Signs of equity: Access to teacher education for deaf students in the Republic of Ireland. Sign Language Studies, 21(1), 68-97. 

Peers, D. (2018). Sport and social movements by and for disability and deaf communities: Important differences in self-determination, politicisation, and activism. In The Palgrave Handbook of Paralympic Studies (pp. 71-97). London: Palgrave Macmillan UK. 

  • Smith, D. H., & Andrews, J. F. (2015). Deaf and hard of hearing faculty in higher education: Enhancing access, equity, policy, and practice. Disability & Society, 30(10), 1521-1536. 
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L’educazione dei bambini sordi: una storia di lotte, innovazione e speranza 

L’educazione dei bambini sordi: una storia di lotte, innovazione e speranza

Le origini: silenzio, isolamento e strategie familiari 

Fino alla fine del XVIII secolo, i bambini sordi vivevano spesso ai margini della società. All’interno delle famiglie si usavano a volte gesti per comunicare, ma questi sistemi variavano molto da una casa all’altra e non erano riconosciuti dalla società. Non esisteva un’istruzione organizzata, e i bambini sordi erano spesso considerati incapaci di apprendere. Erano privati non solo dell’insegnamento, ma anche del riconoscimento sociale e dell’inclusione. 

 

Una svolta nel XVIII secolo: la nascita dell’educazione dei sordi 

Un cambiamento decisivo avvenne alla fine del XVIII secolo in Francia, grazie all’Abate Charles-Michel de l’Épée. Convinto che i bambini sordi potessero imparare, sviluppò un metodo didattico basato sui segni e fondò la prima scuola gratuita per giovani sordi a Parigi. Questo segnò l’inizio di una pedagogia visiva strutturata e accessibile. La sua scuola divenne un modello e la sua influenza si diffuse rapidamente anche fuori dalla Francia. 

Nei secoli successivi vennero fondate nuove scuole in Francia e nel resto del mondo. Tuttavia, la storia dell’educazione dei sordi non è stata lineare. Il Congresso di Milano del 1880 impose un lungo periodo di oralismo rigido, durante il quale le lingue dei segni furono bandite dalle scuole in favore della parola e della lettura labiale. Questa politica ebbe gravi conseguenze sullo sviluppo linguistico, educativo e identitario di molte generazioni di giovani sordi. 

 

Verso un tardivo ma fondamentale riconoscimento delle lingue dei segni 

Fu solo verso la fine del XX secolo che la Lingua dei Segni Francese (LSF) cominciò a riconquistare spazio nell’educazione. Nel 1991, la legge Fabius introdusse timidamente la LSF nelle scuole. Solo nel 2005 la LSF venne ufficialmente riconosciuta come lingua a tutti gli effetti in Francia. Oggi sono sempre più numerose le iniziative che mirano a offrire percorsi scolastici bilingui: LSF e francese scritto. 

 

Il ruolo delle associazioni: mobilitazione collettiva e innovazione pedagogica 

Diverse associazioni di genitori e professionisti hanno avuto – e continuano ad avere – un ruolo cruciale nel progresso educativo dei bambini sordi. Organizzazioni come 2LPE (Deux Langues Pour une Éducation) si battono attivamente per il diritto a un’educazione bilingue fin dalla prima infanzia, offrendo supporto alle famiglie e dialogando con le istituzioni pubbliche. Promuovono un modello scolastico realmente inclusivo, dove la LSF non è vista come un supporto opzionale, ma come un diritto fondamentale dei bambini sordi. 

Le loro attività comprendono il sostegno alle famiglie, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, la formazione degli insegnanti e la promozione di modelli educativi che rispettino i bisogni linguistici e cognitivi degli alunni sordi. Queste associazioni collaborano spesso con reti e gruppi guidati da persone sorde, come Sign2Inclusion, per difendere una visione condivisa di un sistema educativo più giusto e accessibile. 

 

Il bilinguismo: una chiave per le pari opportunità 

Contrariamente a un’idea ancora diffusa, la lingua dei segni non ostacola l’apprendimento del francese scritto – al contrario. Numerosi studi dimostrano che l’accesso precoce a una lingua visiva completa, come la LSF, favorisce lo sviluppo cognitivo, sociale e linguistico dei bambini sordi. Fornisce basi solide per altri tipi di apprendimento, inclusi la lettura e la scrittura in francese. 

Il bilinguismo in LSF e francese scritto è dunque una scelta educativa coerente e orientata al futuro. Permette ai giovani sordi di sviluppare una doppia alfabetizzazione: la capacità di esprimersi nella loro lingua naturale (visiva) e di padroneggiare la lingua scritta, essenziale nella vita sociale e professionale. 

 

Verso un’educazione davvero inclusiva 

L’educazione inclusiva non consiste semplicemente nel “collocare” bambini sordi in classi di udenti. Richiede una reale comprensione dei loro bisogni specifici: accesso alla lingua, presenza di interpreti, insegnamento in LSF, educatori formati e adeguamenti pedagogici mirati. Comporta anche un cambiamento di prospettiva: considerare la sordità non come un deficit da correggere, ma come una differenza da valorizzare. 

La storia dell’educazione dei sordi è segnata da lotte, ostacoli, ma anche grandi conquiste. Grazie all’impegno delle famiglie, delle associazioni e delle comunità sorde stesse, sono stati compiuti molti passi avanti. La sfida resta immensa, ma le fondamenta sono solide: riconoscere il diritto a un’educazione bilingue di qualità, affinché ogni bambino sordo possa apprendere, crescere e trovare pienamente il proprio posto nella società. 

 

ANPES: una voce impegnata dal 1994 

 

Tra i protagonisti di questo movimento, l’Associazione Nazionale dei Genitori di Bambini Sordi (ANPES), fondata nel 1994, lavora per amplificare la voce delle famiglie. L’ANPES promuove un messaggio chiaro: i bambini sordi hanno bisogno di educazione, non di cure mediche. Sostiene un’istruzione a tempo pieno in lingua dei segni all’interno di un ambiente scolastico adeguato, con l’obiettivo di garantire che i bambini sordi raggiungano un livello scolastico pari a quello dei loro coetanei udenti. Per maggiori informazioni: www.anpes.fr  

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SIGN2Inclusion Museo Virtuale 

SIGN2Inclusion Museo Virtuale

È stato rilevato che gli ambienti di apprendimento virtuale risultano particolarmente utili per gli studenti sordi e ipoacusici (DHH), offrendo esperienze educative inclusive, adattive e innovative. Secondo El Ghoul e Othman (2022), gli ambienti virtuali facilitano processi di apprendimento migliorati poiché vengono eliminati molti degli ostacoli fisici e comunicativi presenti nelle lezioni frontali tradizionali. Questi ambienti virtuali consentono agli studenti DHH di apprendere secondo il proprio ritmo, utilizzando ausili tecnologici assistivi come sottotitoli in tempo reale, trascrizioni e interpretariato in lingue dei segni, e di accedere a un’ampia varietà di risorse personalizzate sulle proprie esigenze individuali. 

Questi ambienti digitali offrono un valido supporto per l’apprendimento della lingua dei segni e lo sviluppo delle relative abilità. Secondo Chan, Santally e Whitehead (2022), gli ambienti virtuali favoriscono l’interazione multimodale attraverso media visivi, testuali e interattivi, fornendo quindi un ambiente ottimale per l’apprendimento della lingua dei segni. Gli studenti possono rivedere più volte i materiali didattici, partecipare a discussioni graficamente ricche ed essere coinvolti grazie a contenuti mirati allo sviluppo di competenze recettive ed espressive della lingua dei segni. 

Oltre al successo accademico, l’e-learning permette inoltre alle persone sorde e ipoacusiche di acquisire competenze fondamentali del XXI secolo, come l’alfabetizzazione digitale, l’apprendimento autonomo e la comunicazione tramite media virtuali. La flessibilità e l’accessibilità delle piattaforme virtuali non solo rendono l’educazione più fruibile, ma rafforzano anche l’autonomia e la fiducia in sé degli studenti sordi o ipoacusici. 

Il consorzio di SIGN2Inclusion sta attualmente sviluppando una modalità interattiva basata su media ludici che migliorerà la comunicazione tra studenti e insegnanti, favorendo processi di apprendimento efficaci e migliorando abilità cognitive e capacità mnemoniche. Lo sviluppo del Museo Virtuale promuoverà l’apprendimento semantico e consentirà agli studenti DHH di sviluppare competenze sulla sostenibilità e consapevolezza ambientale nell’uso delle nuove tecnologie, motivandoli ad interessarsi a progetti, iniziative, apprendimento e carriere nelle discipline STEM. Il Museo Virtuale permetterà un’interazione diretta con i contenuti, trasformando il paradigma attraverso cui gli studenti DHH affrontano nuovi concetti STEM. 

Infine, per raggiungere tali obiettivi, i partner adatteranno i termini identificati in esposizioni interattive del Museo Virtuale, stabilendo possibili collegamenti che non solo favoriranno l’apprendimento interdisciplinare e i percorsi di carriera degli studenti, ma miglioreranno anche la loro creatività, le conoscenze STEAM, l’esperienza di attività pratiche e insegneranno loro come essere promotori di se stessi e delle proprie comunità (Wickman, 2020). 

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Progressi teorici nella produzione delle lingua dei segni 

Progressi teorici nella produzione delle lingua dei segni

Progressi teorici nella produzione delle lingua dei segni 

Introduzione 

La produzione nelle lingue dei segni (Sign Language Production, SLP) è un elemento essenziale per ridurre le barriere comunicative tra le comunità Sorde e udenti. I recenti progressi nella SLP (Rastgoo et al., 2024), supportati dalla visione artificiale e dal deep learning, stanno portando alla creazione di nuove soluzioni per la traduzione automatica nelle lingue dei segni. La SLP è una componente chiave dei sistemi di traduzione bidirezionale delle lingue dei segni, che includono anche il Sign Language Recognition (SLR). Mentre il SLR si occupa di interpretare la gestualità della lingua dei segni in testo scritto o parlato, la SLP lavora in senso opposto, convertendo la lingua parlata in lingua dei segni attraverso avatar animati o sintesi video (Camgoz et al., 2018). 

Nonostante i progressi nella traduzione automatica, la complessità delle lingue dei segni presenta sfide uniche. A differenza delle lingue parlate, le lingue dei segni integrano espressioni facciali, postura e gesti delle mani, rendendo difficile una traduzione diretta uno-a-uno (Saunders et al., 2020). Inoltre, l’assenza di una forma scritta standardizzata delle lingue dei segni complica ulteriormente il processo di traduzione (Duarte et al., 2020). 

Principali sviluppi nella produzione della lingua dei segni 

1.Approcci basati sulla traduzione automatica neurale (NMT) 

I metodi di traduzione automatica neurale (Neural Machine Translation, NMT) sono stati applicati alla traduzione delle lingue dei segni. I modelli sequence-to-sequence, in particolare, utilizzano reti neurali ricorrenti (RNNs), trasformatori e meccanismi di attenzione per convertire il testo della lingua parlata in sequenze di glossa della lingua dei segni (Stoll et al., 2020). A differenza dei metodi tradizionali basati su regole, la NMT apprende le dipendenze contestuali e migliora la fluidità della traduzione (Guo et al., 2018). 

Una delle principali sfide in questo ambito è la disponibilità di dati. La maggior parte dei dataset pubblicamente disponibili per le lingue dei segni, come il RWTH-PHOENIX-Weather 2014T, è troppo omogenea, limitando la generalizzazione dei modelli di SLP (Camgoz et al., 2018). Alcuni studiosi hanno proposto approcci di data augmentation, come la generazione di dati sintetici mediante modelli generativi profondi (Saunders et al., 2020). 

2.Approcci basati su grafici di movimento e animazione 

Un’altra innovazione promettente nella SLP è l’uso di grafici di movimento per l’animazione, in cui i dati acquisiti tramite motion capture vengono utilizzati per creare animazioni realistiche delle lingue dei segni (Kovar et al., 2002). I grafici di movimento consentono transizioni fluide tra i gesti, rendendo l’animazione più naturale e continua. Tuttavia, questi approcci richiedono enormi quantità di dati annotati e un elevato intervento manuale, rendendoli meno scalabili rispetto ai modelli basati su deep learning (Arikan & Forsyth, 2002). 

3.Produzione delle lingua dei segni tramite avatar  

Gli avatar animati rimangono un metodo comune nella produzione delle lingue dei segni, soprattutto nei campi delle tecnologie assistive e dei materiali educativi. Questi sistemi si basano su dati di motion capture e corpora annotati linguisticamente per generare sequenze di segni accurate (Gibet et al., 2016). Tuttavia, i movimenti degli avatar spesso mancano di naturalezza, riducendo il livello di accettazione da parte delle persone segnanti native (McDonald et al., 2016). 

4.Modelli Transformer e meccanismi di auto-attenzione 

L’uso delle architetture Transformer, come il Skeletal Graph Self-Attention (SGSA), ha permesso ai ricercatori di ottenere maggiore fluidità nella gestualità delle lingue dei segni generati artificialmente (Ben et al., 2021). I meccanismi di auto-attenzione consentono di gestire contemporaneamente dipendenze spaziali e temporali, migliorando così l’animazione e rendendola più omogenea (Vaswani et al., 2017). 

Conclusione 

La produzione delle lingue dei segni è un campo in rapida evoluzione che ha beneficiato notevolmente dell’integrazione di deep learning, modelli generativi e tecniche di animazione. Sebbene i modelli attuali mostrino risultati promettenti, restano ancora da affrontare difficoltà legate a scarsità di dati, variabilità dei segni e sintesi in tempo reale. I futuri sviluppi nell’IA multimodale, nell’arricchimento dei dati e nelle architetture di modelli più efficienti saranno fondamentali per rendere i sistemi di produzione delle lingue dei segni più efficaci e accessibili. 

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Cultura Sorda 

Cultura Sorda

di Enrico Dolza 

Il dibattito tra il modello medico e il modello sociale della sordità riflette una controversia più profonda sulla natura della sordità stessa. Questo dibattito si può ricondurre a diverse visioni interpretative, spiegabili attraverso i due modelli più noti della disabilità. Il modello sociale, che ha acquisito sempre maggiore rilevanza negli ultimi anni, anche grazie all’approccio rivoluzionario proposto dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD, 2006), trova un riscontro particolarmente potente nella condizione di sordità. Unica tra le disabilità, la sordità ha generato vere e proprie lingue umane e un ricco apparato culturale composto da luoghi, credenze, miti, norme sociali, letteratura, teatro e poesia. 

Nella società contemporanea, la comunità Sorda appare come un gruppo che vive una frammentazione innegabile, dovuta al costante oscillare tra appartenenza socioculturale e una prospettiva medicalizzante. Si può essere sordi in due modi: in senso biologico, in cui domina l’aspetto clinico-diagnostico, o in senso sociale, in cui prevale la dimensione identitaria. 

In quest’ultimo caso, il concetto di disabilità viene apertamente decostruito e la sordità diventa essenza piuttosto che deviazione. La Sordità sociale si riscontra tipicamente in famiglie interamente o quasi interamente composte da persone Sorde, a volte anche da generazioni. Per questi genitori Sordi, la nascita di un figlio Sordo non è motivo di preoccupazione. La comunicazione all’interno della famiglia è garantita dall’uso diffuso e fluente della lingua dei segni come lingua madre dell’intero nucleo familiare. La percezione di queste famiglie non si radica nell’idea di disabilità, bensì nella loro identità, spesso accompagnata da orgoglio: la Sordità e la lingua dei segni non sono realtà da nascondere, ma da valorizzare e condividere. 

Analogamente alle minoranze linguistiche e culturali, le persone Sorde si battono per il riconoscimento e il diritto di usare la propria lingua, rivendicando l’accessibilità ai servizi pubblici, alla scuola, ai media e alla cultura. Condividono con alcuni alleati udenti (in particolare i CODA – figli di genitori Sordi – interpreti, professionisti, familiari e amici) una lingua, tradizioni, miti, regole sociali, luoghi di incontro e meccanismi di riproduzione dell’identità della loro comunità. 

Disabilità o identità? Queste sono due opposte costruzioni sociali della sordità. Da un lato c’è la medicalizzazione, che vede la sordità come una carenza da risolvere ripristinando le capacità uditive e linguistiche. Dall’altro lato, c’è la percezione della sordità come minoranza, una differenza ontologica, un modo diverso di essere e stare nel mondo, con la rivendicazione, difesa e promozione della propria unicità linguistica e culturale. 

Nel modello sociale proposto dai Deaf Studies, le persone Sorde possono essere incluse nella società udente, ma non è un obbligo. Tale inclusione è subordinata alla condizione che le persone Sorde non perdano la propria identità linguistica e culturale, che deve essere protetta, preservata e valorizzata. 

 

Il concetto di Deafhood fa riferimento all’accettazione completa della propria sordità, accompagnata da una profonda consapevolezza di appartenere a una cultura unica, con valori propri, spazi di incontro, produzioni letterarie ed estetiche e, soprattutto, una lingua unificante: la lingua dei segni. Coniato da Paddy Ladd, studioso Sordo dell’Università di Bristol, il termine si contrappone a “deafness” (sordità), che pone l’accento sulla perdita dell’udito. Deafhood sposta la narrazione verso una comprensione positiva dell’essere Sordi, sottolineando la sordità come una condizione culturale e non medica, che non deve essere “curata”. Nell’opera fondamentale di Ladd, Understanding Deaf Culture: In Search of Deafhood (2003), si sostiene che le comunità Sorde siano riserve di risorse sociali e linguistiche capaci di sfidare gli assunti “audiocentrici” della società occidentale. La Deafhood allinea l’identità Sorda alle minoranze linguistiche e culturali, collocandola negli studi sul multilinguismo e sulle culture minoritarie. Promuove lo smantellamento delle strutture colonialiste imposte dalla società udente, come i centri di riabilitazione, e immagina un futuro in cui le lingue dei segni siano integrate nei curricula scolastici, favorendo una società bilingue che rispetti l’identità culturale Sorda. 

L’audismo è una forma di abilismo specifica nei confronti del mondo Sordo. L’abilismo si riferisce a atteggiamenti discriminatori verso le persone con disabilità, giustificati dalla presenza di limitazioni fisiche o mentali che portano a trattamenti differenziati, svalutazione o esclusione. L’audismo rappresenta una forma specifica di discriminazione contro la Comunità Sorda: un pregiudizio secondo cui le persone udenti si ritengono superiori semplicemente in virtù del fatto di poter sentire e padroneggiare la lingua orale del proprio Paese. Il termine fu coniato nel 1975 da Tom L. Humphries e rappresenta un costrutto concettuale che considera le persone Sorde incapaci, classificandole come disabili, portando alla svalutazione delle lingue dei segni, spesso ridotte a semplici pantomime o gesti privi di significato linguistico. Gli argomenti audisti sono fortemente fonocentrici, basati sull’assunto implicito che le lingue umane siano esclusivamente quelle orali o scritte delle comunità udenti. Poiché il pensiero è visto come qualcosa di unico e intrinsecamente umano, legato al linguaggio, chi non lo possiede è percepito come meno che umano. Nell’ottica audista, solo il linguaggio orale può renderci pienamente umani. 

Oltre a Deafhood e Audismo, la comunità Sorda ha sviluppato altri concetti teorici, come Deaf Gain e Deaf-Same. 

Il Deaf Gain esplora i vantaggi dell’essere sordi e i contributi delle persone e delle comunità Sorde che, nel corso della storia, hanno arricchito l’umanità nel suo complesso. Il concetto fu menzionato per la prima volta da Aaron Williamson, un artista Sordo, che si chiese perché, quando stava per perdere l’udito a sette anni, nessun medico gli avesse detto che stava guadagnando la sordità anziché perdere l’udito. Questa idea è stata successivamente ripresa nel 2009 e sviluppata più compiutamente nel 2015 da H-Dirksen Bauman e Joseph Murray, entrambi esperti di Deaf Studies presso la Gallaudet University. Questa ideologia parte dal presupposto che le persone Sorde, spesso viste dalla società udente come mancanti di un senso, abbiano invece dato contributi significativi all’esperienza umana. Secondo il Deaf Gain, la società dovrebbe essere vista come un ecosistema sostenuto dalla biodiversità, in cui la salute dell’ecosistema sociale è misurata dalla diversità di culture, corpi, menti e lingue. Un ecosistema sano dovrebbe quindi includere anche la diversità linguistica e sensoriale apportata dalle persone Sorde. 

 

Il Deaf-Same, esplorato da Kusters e Friedner nel 2015, indaga l’universalismo Sordo e si interroga su quanto la dimensione della sordità prevalga su tutte le altre, portando le persone Sorde a percepirsi come parte di una comunità globale unita dalla nozione: “Io sono Sordo, tu sei Sordo, quindi siamo uguali”. Il Deaf-Same sottolinea l’esperienza condivisa dell’essere Sordi, che trascende geografia, cultura, razza, religione e classe sociale. Crea un senso di connessione e mette in evidenza quanto sia facile per le persone Sorde di tutto il mondo capirsi tra loro attraverso un mix di lingue dei segni nazionali, gestualità e segni internazionali. 

Questo apparato teorico che sostiene l’idea di una Cultura Sorda distinta si riflette nelle pratiche quotidiane. La Cultura Sorda prospera in vari contesti: scuole bilingui, associazioni culturali e ricreative, circoli per anziani, Deaf Companies (imprese gestite da persone Sorde, dai ristoranti tradizionali alle start-up tecnologiche) e gruppi sportivi. Questi spazi fungono da centri per la socializzazione e la riproduzione culturale, promuovendo al contempo la consapevolezza e l’apprezzamento della lingua dei segni e dei valori culturali Sordi. 

La lingua dei segni è indiscutibilmente il fulcro della Comunità Sorda, incarnando la sua identità e funzionando come mezzo dinamico per la comunicazione, l’espressione culturale e l’innovazione artistica. È molto più di uno strumento pratico; è un simbolo vibrante di unità, orgoglio e creatività all’interno della comunità. Negli ultimi decenni, la lingua dei segni ha ispirato una straordinaria gamma di espressioni artistiche, tra cui poesia, teatro, performance, arti visive, cinema e persino rap, ciascuna delle quali mettendo in mostra la ricchezza linguistica e culturale unica del mondo Sordo. Queste espressioni creative non sono confinate a palcoscenici locali, ma hanno acquisito visibilità in eventi internazionali, come festival di teatro Sordo, mostre d’arte e proiezioni cinematografiche. Queste piattaforme non solo celebrano la diversità dell’arte Sorda, ma rafforzano anche un senso di identità condivisa, in cui le comunità Sorde globali si uniscono per onorare la loro lingua, il loro patrimonio e le esperienze collettive. 

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La Lingua dei Segni è sempre esistita? 

La Lingua dei Segni è sempre esistita?

Di Enrico Dolza 

La Lingua dei Segni è normalmente associata alle persone sorde, ma in realtà andrebbe più correttamente associata all’umanità intera, che infatti l’ha utilizzata, in contesti ed epoche diverse, anche all’interno di svariate e differenziate comunità udenti. Basti pensare alle lingue dei segni monastiche dell’Europa medievale, i signa loquendi che hanno accompagnato per secoli il voto di silenzio in molti monasteri benedettini e trappisti, oppure alle lingue segni dei nativi americani usate come lingua franca dagli indiani delle pianure per garantire la mutua comprensibilità tra popolazioni diverse, o ancora, quelle degli aborigeni australiani legate a specifici speech taboo o durante partite di caccia, attività e situazioni in cui mantenere il silenzio è cruciale. 

Ma cosa sappiamo sulle origini delle lingue dei segni? Sappiamo molto e poco allo stesso tempo, ma possiamo tentare una ricostruzione, piuttosto realistica invero, sul percorso che le lingue dei segni del passato hanno compiuto per arrivare sino a noi oggi. La presenza di persone sorde comunicanti con varie forme di gestualità è certa, perché compare in tutte le fonti dell’antichità, compresa la Bibbia, le fonti classiche greco-romane e quelle cristiane delle origini. Tutto sembra convergere sulla presenza di persone sorde adulte, talvolta singole, talvolta in piccolo gruppo, che comunicano usando le mani per comporre gesti rappresentativi e farsi capire dai propri interlocutori, pur in assenza di capacità articolatorie orali. 

Sarà però necessario aspettare l’illuminismo e l’apertura della prima scuola per sordi del mondo, affinché comparissero le prime lingue dei segni moderne. Queste ultime, sono infatti nate in forma strettamente interconnessa con la nascita dei primi istituti, luoghi non solo di alfabetizzazione e scolarizzazione dei sordi, ma anche di socializzazione e di concentrazione, per la prima volta nella storia, di un gran numero di essi in uno spazio ben definito e ristretto. Gli Istituti per Sordi, hanno, in pratica, rappresentato il primo grande deaf space formale della storia e hanno consentito la nascita e la riproduzione, sociale e materiale, della comunità dei Sordi così come la conosciamo oggi. Se è infatti vero che i primi tentativi di istruzione dei sordi sono da far risalire alla Spagna del ‘500 e del ‘600, è però altrettanto importante per la storia delle lingue dei segni ricordarsi che la prima vera scuola per sordi aperta nel mondo è l’Istituto Nazionale per Giovani Sordi di Parigi (ancora esistente!), fondato nel 1778 dall’abate De L’Epèe. La grande diversità e originalità del progetto epeano rispetto ai precedenti tentativi spagnoli risiede sia nel modello organizzativo, sia nel metodo educativo. Dal punto di vista organizzativo infatti la scuola di Parigi venne concepita come un vero e proprio istituto scolastico con collegio annesso, diversamente dal modello uno ad uno istitutore-discepolo che aveva caratterizzato i tentativi dei secoli precedenti. Questo non è un aspetto da poco, perché è solo radunati in un unico luogo fisico che i sordi possono comunicare tra di loro, facendo “esplodere” la loro comunicazione mimico-gestuale, consentendole di evolversi nel giro di pochi anni e al massimo in una o due generazioni, in una vera e propria lingua dei segni.  

Il che, è esattamente quello che successe a Parigi in quegli ultimi 20 anni del’700. Tanto che il De L’Epèe abbandonò il metodo orale dei suoi predecessori e fece invece della lingua dei segni lo strumento principe dell’educazione dei sordi. E tale rimarrà per almeno cento anni, fino al tanto controverso Congresso di Milano, che, nel 1880, in pieno positivismo, sancì il ritorno dell’educazione orale dei sordi e l’abbandono e in parte addirittura l’esplicito divieto di utilizzare la Lingua dei Segni, almeno nei setting educativi e scolastici. Bisognerà attendere gli studi visionari di William Stokoe, realizzati negli Stati Uniti a partire dai tardi anni ’60 del ‘900 per riscoprire il valore linguistico delle lingue dei segni, ricerche e riflessioni che analogamente furono portate avanti anche in Italia, qualche anno dopo, da Virginia Volterra. 

De L’Epèe accolse nella sua nuova istituzione un gran numero di piccoli sordi, alcuni dei quali con ogni probabilità si conoscevano già tra di loro, per ragioni di vicinato e più probabilmente anche per consanguineità. Questi piccoli sordi portarono nella scuola quelli che De L’Epèe osservò immediatamente e poi definì, i “segni naturali”. Grazie alla sua personale formazione filosofica classica, aveva ben chiara l’ipotesi che i segni potessero svolgere funzioni paragonabili alle parole e proprio per questo egli fu in grado di scorgere nitidamente ciò che nei secoli nessuno era riuscito o aveva voluto vedere, e cioè che la comunicazione spontanea dei sordi passa attraverso il canale visivo-gestuale, e che essi riescono a farsi capire attraverso l’espressione del corpo e del viso, nonché attraverso un significativo repertorio di segni iconici sovente condivisi dagli udenti e da questi comprensibili. Questa ampia gamma di segni spontanei da lui osservati lo lasciò ammirato e meravigliato e lo convinse che in quella forma di comunicazione ci fosse qualcosa di molto potente, che poteva innovare profondamente l’educazione dei sordi e che di questa dovesse essere messa immediatamente a disposizione. E, infatti, nel giro di poco tempo, arrivò addirittura a formalizzare un nuovo metodo di istruzione dei sordi, detto dei “segni metodici” in cui, con modalità assolutamente avveniristiche per i tempi, utilizzava la Lingua dei Segni “naturale” come strumento per arrivare al francese scritto, introducendo “segni” da lui inventati per tutte quelle parti del discorso presenti nel francese, ma non nella lingua dei segni. 

Sarà proprio dall’uso dei segni naturali, combinati con i segni metodici, che andrà formandosi e velocemente stabilizzandosi, attraverso un rapido processo di creolizzazione, la Lingua dei Segni Francese, che ha fatto da modello per gran parte delle lingue dei segni del mondo. Con qualche approssimazione, potremmo definire la Lingua dei Segni Francese come il latino delle lingue dei segni, la più antica e prestigiosa e dalla quale sono discese gran parte delle altre lingue dei segni. Come è potuto succedere tutto questo? Grazie alla generosità di De L’Epèe e al suo entusiasmo, nonché alla sua incessante opera di divulgazione, che lo portò da un lato ad accogliere con gioia educatori dei sordi da altri Paesi europei per imparare la lingua e il metodo (tra cui il nostro abate Silvestri di Roma), dall’altro alla pubblicazione di due importanti opere pedagogiche, che sono ricordate tuttora tra le pietre miliari della nascente pedagogia speciale. Grazie a questa grande apertura, la Lingua dei Segni Francese ha dapprima influenzato, o direttamente figliato, ancora nel corso dell’800, gran parte delle lingue dei segni europee (con le importanti eccezioni della Lingua dei Segni Britannica e di quella Tedesca) e soprattutto quella Americana, che a sua volta, nel corso del’900, si è poi diffusa in molte varianti in numerosi Paesi dell’Africa, del Sud-Est Asiatico e dell’America centrale e meridionale. 

Ma cos’erano e da dove venivano i “segni naturali” osservati con stupore da De L’Epèe? Lui non poteva saperlo, ma ora, grazie al lavoro instancabile dei linguisti contemporanei, in particolare di quelli ad orientamento innatista, possiamo dare una risposta. Quello che De L’Epèe osservò, oggi li chiamiamo home signs e sappiamo essere una sorta di precursore delle lingue dei segni, che emergono spontaneamente in alcune situazioni particolari, oggi ristrette a pochi paesi extraeuropei e luoghi remoti in cui non è previsto un sistema educativo per i piccoli sordi. In questi casi accade che il bambino sordo non ha modo di essere esposto ad alcun linguaggio, né alla lingua orale, poiché l’ambiente intorno a lui è parlante e tale lingua di esposizione è per lui inaccessibile transitando per via uditiva; né la lingua dei segni, in quanto non è conosciuta e usata dai genitori. Il risultato è che tra il bambino e i suoi più vicini interlocutori emerge una forma di comunicazione visivo-gestuale istintiva, che via via si grammaticalizza fino ad assumere la forma di una sorta di lingua visivo-gestuale primordiale, con elementi non solo lessicali (cioè singoli segni nella forma di gestualità codificata), ma anche elementi sintattici, con cui vengono costruiti enunciati elementari, magari anche solo mono-bi-tri termine, ma pur sempre vere e proprie frasi. Gli home signs, in forme probabilmente anche più elaborate di quanto finora descritto, sono quasi certamente le lingue dei segni osservate nel passato e raccontate dalle fonti dell’antichità. Forse anche qualcosa di più, in qualche caso tali home signs potrebbero essersi evoluti anche nel passato fino a raggiungere uno stadio evolutivo analogo a quelle che oggi conosciamo come “Lingue dei Segni condivise”, o anche “Village Sign Languages”. Queste, emergono spontaneamente come evoluzione degli home signs, laddove la presenza di persone sorde diventa la regola (di norma a causa dello scarso ricambio genetico di tali popolazioni) e il numero delle stesse arriva a rappresentare una percentuale significativa della popolazione. Sono dette “condivise”, perché esse non assumono lo status di lingue per i sordi, ma tali popolazioni vivono una situazione di diglossia paritaria tra lingua orale e lingua dei segni, essendo usate queste ultime anche dalla popolazione non sorda. 

Le lingue dei segni sono dunque sempre esistite? In pratica, potremmo rispondere a questo quesito con un bel Sì! anche se naturalmente nel corso del tempo sono emerse e poi scomparse lingue dei segni a vari livelli di evoluzione e complessità, di cui non abbiamo traccia, se non flebili citazioni nelle fonti. Ma con l’avvento dell’educazione dei sordi nel tardo ‘700, le cose cambiano radicalmente e si formano le lingue dei segni moderne, quelle che conosciamo e studiamo oggi.