Deaf Art, incontri invernali e perché momenti come questo contano per SIGN2Inclusion
Varcando la soglia del Winter Party presso l’Istituto dei Sordi di Torino si percepisce subito: non è un programma collaterale, non è un evento di facciata. La Deaf Art, l’Arte Sorda, è al centro della scena.
Il Winter Party è una tradizione molto amata dell’Istituto dei Sordi di Torino. Ogni anno, il mercoledì prima di Natale, le studentesse e gli studenti Sordi della scuola mettono in scena le loro classiche performance natalizie, salutano i genitori e prendono parte a incontri che creano un senso di comunità: un momento per collaborare, festeggiare e scambiarsi gli auguri.
Negli ultimi quattro anni, il Dipartimento Academy dell’Istituto ha trasformato il Winter Party in un grande evento per la comunità Sorda più ampia. Ora è più di una semplice celebrazione scolastica: include workshop pratici, seminari, conferenze, stand, attività collaborative e perfino una cena condivisa. Questi momenti sono diventati occasioni cruciali perché le persone Sorde adulte di tutta Italia possano incontrarsi, scambiarsi informazioni e rafforzare i legami di comunità.
Al Winter Party 2025 l’arte era ovunque. Le mostre invitavano a soffermarsi, i laboratori offrivano esperienze pratiche e le conversazioni animate si sviluppavano attorno agli stand. L’evento non era solo guardare, ma partecipare: coinvolgere, fare domande, ridere, commentare e creare significato insieme.
Incontri come questo sono più che celebrazioni; sono piccoli laboratori nel mondo reale per accessibilità, partecipazione e innovazione guidata dalla comunità. Per SIGN2Inclusion, sono anche uno dei contesti ideali per fare qualcosa che conta davvero: condividere i progressi direttamente con le persone Sorde, ascoltare con attenzione, affinare le idee e mantenere il progetto ben ancorato alla comunità che intende sostenere.
Eventi come il Winter Party mostrano come arte e cultura possano unire le persone, dare forza alla comunità Sorda e diffondere consapevolezza ben oltre le mura della scuola, connettendo genitori, studentesse e studenti e il pubblico più ampio in una comprensione e una celebrazione condivise.
Dunque, cosa intendiamo per Deaf Art?
“Deaf Art”, o Arte Sorda, viene spesso usato come termine ombrello e, nella pratica, comprende un panorama ampio: arte creata da artiste e artisti Sordi, arte plasmata dalle lingue dei segni e dalla cultura Sorda, e arte che parla dall’esperienza Sorda.
All’interno di questo panorama, un termine influente è De’VIA (Deaf View/Image Art), coniato nel 1989 per definire un genere di opere che rappresentano intenzionalmente esperienze e cultura Sorde. È importante perché dà un nome a qualcosa che molte persone riconoscono d’istinto: esistono opere che non sono semplicemente realizzate da artisti sordi, ma sono radicate in modi Sordi di guardare il mondo.
De’VIA non è uno “stile.” È piuttosto una posizione che un’artista o un artista può scegliere. A volte tende verso l’affermazione: orgoglio, lingua, comunità, bellezza, umorismo, appartenenza. Altre volte si spinge verso la resistenza: audismo, oppressione, medicalizzazione, deprivazione linguistica. In entrambi i casi, l’obiettivo non è ridurre l’identità Sorda a una perdita uditiva. È rendere visibili le dimensioni culturali, linguistiche e politiche dell’essere Sordi. La filosofia di De’VIA sottolinea che l’arte Sorda è al tempo stesso espressiva e intenzionale, e costruisce narrazioni culturalmente radicate, politicamente consapevoli e linguisticamente centrate.
Nel 2009, il movimento francese del Surdism ha ampliato ulteriormente questa visione, sottolineando che esperienze e identità Sorde non sono marginali, bensì centrali nell’espressione artistica e sociale. Il Surdism sfida le norme culturali dominanti e rivendica l’autonomia culturale Sorda nelle arti e nella performance. Sulla scia di queste idee, l’Artivism, come quello promosso da iniziative quali Surdists United, fonde arte e attivismo, usando pratiche creative per evidenziare le questioni sociali che riguardano le comunità Sorde e per rafforzarne visibilità culturale e politica.
Riguarda le foto del Winter Party e puoi sentire quel punto di vista. Le opere sono vibranti e dichiaratamente visive. L’atmosfera non viene “tradotta” per le persone Sorde a posteriori. I modi Sordi di vedere, comunicare e stare insieme sono semplicemente dati per scontati. L’influenza di De’VIA, Surdism e Artivism è evidente: orgoglio, resistenza, creatività e identità culturale si intrecciano, dando forma a un’arte vissuta, condivisa e sentita dalla comunità.
Deaf Gain: cambiare la narrazione da “perdita” al valore
La Deaf Art rinnova lo sguardo del pubblico, sorprendendo anche chi conosce già il mondo dell’accessibilità. I Deaf Studies contestano da tempo le narrazioni basate sul deficit e un concetto chiave, qui, è Deaf Gain, che riformula la Sordità non come una perdita, ma come una fonte di contributo cognitivo, creativo e culturale.
Quando un evento di comunità mette in primo piano la creatività Sorda, questa rilettura diventa tangibile. La cultura Sorda smette di essere trattata come un “bisogno speciale” da accomodare e inizia a essere riconosciuta come una pratica di costruzione di mondi con una propria estetica, una propria politica, battute, innovazioni ed energia sociale.
Un Winter Party come questo cambia silenziosamente l’impostazione di default. Mostra cosa accade quando le persone Sorde sono già al centro, già in dialogo, già producono cultura alle proprie condizioni.
Le lingue dei segni come mezzo artistico, non solo come strumento
Una delle trappole più comuni per le istituzioni udenti è trattare le lingue dei segni come qualcosa di puramente funzionale: l’interpretariato in LIS come strumento di accessibilità. La Deaf Art reagisce, non con un manifesto, ma con una realtà vissuta. Le lingue dei segni non sono soltanto strumenti. Sono mezzi artistici: corporei, ritmici, spaziali e poetici.
Un esempio classico è la poesia in lingua dei segni, dove movimento, configurazione della mano, espressione facciale e composizione nello spazio creano metro, rima visiva e prospettiva narrativa. Studiose/i e artiste/i come Clayton Valli hanno contribuito a consolidare il riconoscimento critico di questa maestria estetica.
In questa prospettiva, un workshop di “Deaf Art” al Winter Party non è semplicemente “fare arte.” È anche uno spazio linguistico. Il significato si costruisce visivamente e collettivamente, in modi capaci di viaggiare tra diverse lingue dei segni e differenti background culturali. Le persone non si limitano a ricevere contenuti. Li co-creano, vi rispondono, li riplasmano.
La Deaf Art attraversa molteplici ambiti artistici: arti performative, arti audiovisive, arti visive (pittura, scultura, disegno, fotografia, arte digitale, illustrazione, ecc.), architettura, arti letterarie (barzellette/umorismo, romanzi, racconti, fumetti, vignette, Visual Vernacular, poesia, filastrocche, canzoni, ritmo visivo, danza, teatro, performance, storie ABC e numeriche), arti musicali, arti applicate e design. Tutte queste forme coinvolgono la comunità Sorda, mettendo in luce talento Sordo, lingua dei segni, identità Sorda, esperienza Sorda vissuta, cultura Sorda, memoria e storia, audismo e Deafhood.
Quest’anno, infatti, i workshop sono organizzati per riflettere queste diverse espressioni. Tra gli esempi: la traduzione del testo teatrale di Lorenzo Laudo in collaborazione con la compagnia teatrale Sorda di Roma, “Laboratorio Zero”, e “diSegniamo – the Deaf Sunrise” con Carlo Di Biase, una guida Sorda esperta. Altre attività includono “Colors of the Deaf Community”, dove i/le partecipanti dipingono opere dedicate a De’VIA, e laboratori di Visual Rhythm condotti da due giovani esperte Sorde, Gabriella Grioli e Ambra De Caro. Infine, c’è SLAM, una pratica di improvvisazione visiva tradotta nella lingua dei segni come forma d’arte, che include poesia, ritmo visivo, Visual Vernacular, mimo e storytelling.
Infine, vale la pena ricordare che la Deaf Art non è solo qualcosa che mostriamo: è qualcosa che facciamo insieme. Quando uno spazio è progettato per la connessione visiva, quando le lingue dei segni sono al centro e quando la creatività Sorda dà il tono, la partecipazione smette di essere una casella da spuntare e diventa lo stato naturale delle cose. Per SIGN2Inclusion, momenti come questi sono un promemoria dello scopo reale del progetto: non semplicemente produrre output, ma costruire risorse plasmate con la comunità, testate in contesti reali e pronte a vivere oltre la durata del progetto, nelle classi, negli spazi culturali e nella vita sorda di ogni giorno.
Scritto da Gabriele Uzzo e Nicola della Maggiora